L’esordio di Domenico Bucarelli e della “Brema’s band”

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12 aprile 2015 – Concerto presentazione album “Io Parlo”

Museo dello Strumento Musicale – Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA «Sono contento perché questo album è frutto di tanti incontri, di storie ascoltate e scoperte, di affetto e vicinanza di amici e persone che hanno contribuito perché tutto questo diventasse realtà. Alla fine è questo il bello della musica, la capacità di mettere in contatto persone, di unire passioni, di stimolare progetti da condividere». Domenico Bucarelli commenta così il suo album d’esordio “Io parlo”, che verrà presentato domenica 12 aprile, negli spazi del “Museo dello strumento musicale” di Reggio Calabria, tornato in attività dopo l’incendio del 4 novembre 2013, in cui andò distrutta tutta la collezione musicale, strumentale e cartacea, esposta nella struttura. Nato «in una giornata estiva di 36 anni fa a Reggio Calabria», Bucarelli si racconta come molta semplicità, come chi – con la commozione negli occhi – ricorda i primi passi artistici mossi ai tempi del liceo e osserva, con estrema umiltà, il frutto di tanti sogni e anni di studi racchiusi nelle 11 tracce di un album.
Come è nato il suo percorso di musicista?
«Già ai tempi della scuola superiore suonavo in un gruppo con i miei compagni di classe. Mi ricordo di quegli anni con grande emozione, perché la musica era per noi ragazzi un modo semplice per stare assieme, per coinvolgere i nostri coetanei e anche se facevamo per lo più cover, erano sempre momenti di divertimento quelli che passavamo con gli strumenti in mano. Devo dire poi che sono cresciuto in un ambiente musicale anche grazie a mio zio, maestro di pianoforte, che mi ha trasmesso la passione per la musica. Con lui ho imparato a suonare questo strumento e, più tardi, ho cominciato a far muovere le dita anche sulla chitarra, studiando da autodidatta».
Quanto ha impiegato a realizzare questo album e quando ha preso piede l’idea di realizzarlo?
«Ho iniziato a buttare giù parole e musica un anno fa, nel piccolo studio di casa mia, quasi per gioco. Piano piano le parole e la musica hanno cominciato a prendere una forma più precisa, mi ci sono dedicato in modo più costante, forse più consapevole. L’incontro con Gianni Votano di “Trame Solidali” è stato poi l’ago della bilancia che ha trasformato i miei fogli sparsi in un progetto più definito. Gianni ha creduto fin da subito nelle mie canzoni e nei miei testi. Si è appassionato a tal punto da organizzare un primo live al “Circolo Venezia” a Reggio Calabria, richiamando amici vicini e lontani. L’occasione è servita anche per coinvolgere in questo progetto tre giovani musicisti – e “compagni di viaggio” soprattutto – che da allora sono insieme a me in ogni esibizione. Il concerto di quella sera ha dato il via a tutto. Abbiamo avuto una buona risposta da parte di chi era venuto ad ascoltarci. Abbiamo cominciato a crederci veramente pensando: “perché no? perché non far diventare tutto questo un album musicale?”. Con la “Brema’s band” abbiamo quindi cominciato a provare e riprovare, abbiamo registrato i pezzi, insomma abbiamo vissuto un lungo cammino che ha portato alla nascita di “Io Parlo”».
Difficoltà affrontate?
«Le difficoltà sono quelle di conciliare la realizzazione dell’album con il lavoro e gli impegni quotidiani. La musica è una passione grande, ma non è il mio lavoro, quindi a volte gestire il tempo non è molto semplice. Fare musica mi fa stare bene, è il mio ambiente, mi trovo a mio agio, ma registrare un album è tutt’altra cosa che strimpellare tra le mura domestiche. Ho avuto la conferma di quanto siano importanti la disciplina, la preparazione, l’allenamento, il tempo dedicato, e io in questo sono in cammino. Ho iniziato adesso e spero ovviamente di crescere e maturare».
Qual è il suo lavoro attuale? «Sono un mediatore culturale e, dal 2004, mi occupo di immigrazione a Reggio Calabria e nell’intera regione, lavorando con l’associazione interculturale “International House”. Ho imparato in questi anni a conoscere un ambiente difficile, ma sicuramente stimolante, dove l’incontro costituisce l’elemento fondamentale, e dove l’integrazione tra popoli e culture ne rappresenta il filo conduttore».
Quali saranno i brani che suonerà domenica sera?
«Domenica sera suoneremo 11 brani. Parlano del mio personale modo di vedere la realtà che mi circonda. Con la “Brema’s band” alterneremo pezzi di denuncia con brani più introspettivi che raccontano forza e fragilità dell’uomo. Canzoni come “La mia città”, “Latitanti”, “Conta”, “Leccà” e “A furia di girare” sono dei veri e propri sfoghi musicali in cui, con toni più o meno dissacranti, vengono smontati tutti quegli atteggiamenti di arroganza, di omertà, di furbizia e di ingiustizia che quotidianamente producono degrado sociale e culturale. Poi ci sono brani come “Gianni e Annalise”, che fanno emergere dal passato storie ed emozioni che non conoscono tempo e spazio. In questo caso sono andato a toccare la vicenda dei cinque anarchici che mi ha sempre incuriosito e coinvolto. Ci sono gli “esperimenti” come “L’ideale”, frutto di giochi linguistici che trasformano in musica una serie di parole omografe. Con “La mia generazione” sperimentiamo invece in chiave funky, dando voce a una generazione, la nostra, sempre più incompresa e abbandonata al proprio destino. Infine, “Io Parlo”, “Michele” e “Il sangue degli illusi” raccontano il dolore e la rabbia di chi ha vissuto sulla propria pelle la violenza della ‘ndrangheta, dell’usura, della criminalità».